4 Giugno 2010
Ultimo articolo pubblicato da bondreali.it
I "nuovi" Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all'inflazione
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Rendimenti nominali netti a confronto
I Buoni postali indicizzati all’inflazione sono strumenti di investimento nominativi rappresentati esclusivamente da registrazioni contabili, cioè sono dematerializzati, emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e collocati in esclusiva da Poste Italiane S.p.A.
Il rating dell’emittente è pari ad Aa2 secondo l’agenzia di rating Moody’s, per cui si tratta di prodotti “di alta qualità emessi da un soggetto con un rischio di credito molto basso”. Inoltre il garante di queste emissioni è lo Stato Italiano.
I Buoni Postali sono emessi alla pari, ossia al 100% del valore nominale sottoscritto e sono sottoscrivibili e rimborsabili esclusivamente per tagli pari a 250 euro e multipli.
Questi particolari Buoni possono inoltre essere rimborsati anticipatamente per importi sottoscritti di 250 euro e multipli con diritto alla restituzione del capitale eventualmente rivalutato e alla corresponsione degli interessi fissi, se è trascorso il periodo di infruttiferità, in questo caso pari a 18 mesi.
Questi Buoni sono stati emessi per la prima volta nel febbraio 2006 e dal punto di vista dell’allocazione dei risparmi sono da considerare uno strumento davvero unico. Infatti sono in grado di proteggere i risparmi dall’aumento del costo della vita, essendo agganciati all’indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati (FOI), senza la componente del tabacco.
Da febbraio 2006, ossia dall’emissione I1 all’emissione di maggio 2010, la serie I52, la struttura dei Buoni postali indicizzati all’inflazione è rimasta sempre la stessa. Nello specifico, il capitale si rivaluta per l’inflazione fin dall’inizio, per cui gli interessi reali lordi indicati nella tabella A del foglio informativo si applicano su tale capitale rivalutato. Infatti il sottotitolo della tabella B riporta la dicitura Coefficienti Reali utili per la determinazione dell’importo minimo lordo e netto.
Inoltre, nel sottotitolo della tabella C c’è il valore base dell’indice FOI, che dato un ritardo nell’indicizzazione di 3 mesi, ad esempio, a maggio 2010 era quello di febbraio 2010 e pari a 136,20.
I nuovi Buoni postali indicizzati all’inflazione della serie J01 hanno una struttura che prevede invece per i primi 3 anni dei tassi nominali fissi e per i restanti 7 anni dei tassi reali fissi. Come si può dunque intuire, il capitale di questi Buoni si rivaluta per l’inflazione solo a partire dal quarto anno. Per questo motivo nella tabella C non vi è più l’indicazione del valore base dell’indice FOI, dato che questo valore sarà, per esempio per questa emissione, quello del mese di marzo 2013 e quindi non ancora conosciuto. Quindi, conviene fare attenzione ai calcoli nella tabella C, in quanto il valore finale dei coefficienti di indicizzazione a scadenza si ottengono considerando un arco temporale di 7 anni, non di 10 anni.
Nella tabella B non si parla più di Coefficienti Reali ma di Coefficienti Fissi, così come nella tabella A il Tasso nominale annuo lordo minimo (tasso reale) è stato sostituito dalla scritta Tasso fisso annuo lordo minimo.
Ovviamente in assenza di inflazione, il tasso reale coincide con il tasso nominale. Se si ipotizza però un’inflazione maggiore di zero, allora i calcoli per ottenere il rendimento nominale a scadenza per questi Buoni sono per un risparmiatore un po’ meno intuitivi.
La serie J01 prevede per i primi 3 anni i seguenti tassi nominali fissi: 0,65%, 0,70% e 0,90%. Per i restanti 7 anni il tasso reale fisso è pari allo 0,10%.
Con questi tassi, il rendimento nominale annuo a scadenza al lordo delle tasse (imposta sostitutiva del 12,5% su interessi e rivalutazione) è pari a 0,29% in assenza di inflazione, come indicato nella tabella A. Nella tabella C vi sono i rendimenti nominali annui a scadenza al lordo delle tasse a seconda di differenti ipotesi di inflazione futura a partire da marzo 2013. Ad esempio, se il tasso di inflazione annuale medio sarà dell’1%, allora il rendimento nominale annuo a scadenza lordo sarà pari all’1,00% e se l’inflazione sarà del 2% il rendimento nominale annuo a scadenza lordo sarà dell’1,69%.
La serie I52 del maggio 2010 se l’inflazione nei 10 anni sarà pari allo 0% prevede un rendimento nominale annuo a scadenza lordo dello 0,05%, quindi minore della serie J01, se il tasso di inflazione annuale medio sarà dell’1%, allora il rendimento nominale annuo a scadenza lordo sarà pari all’1,05% e se l’inflazione sarà del 2% il rendimento nominale annuo a scadenza lordo sarà del 2,05%, rendimenti quindi maggiori rispetto alla serie J01.
Dato che questi Buoni sono ideati per proteggere i risparmi dall’inflazione, o in teoria, fornire un rendimento reale positivo, conviene controllare quale sarà il rendimento reale annuo a scadenza al netto delle tasse per differenti livelli di inflazione.
La “vecchia” serie I52 con un inflazione nulla prevede un rendimento reale netto dello 0,04%, con un’inflazione dell’1% un rendimento reale netto pari a -0,08% e con un’inflazione del 2% un rendimento reale netto pari a -0,19%.
La nuova serie J01 con un inflazione nulla prevede un rendimento reale netto dello 0,26%, quindi maggiore rispetto alla serie I52 a causa dei primi 3 tassi fissi nominali, con un’inflazione dell’1% un rendimento reale netto pari a -0,12% e con un’inflazione del 2% un rendimento reale netto pari a -0,50%, rendimenti minori rispetto alla vecchia serie.
Questo significa che per valori di inflazione “normali”, come può essere considerato quello del 2%, questa nuova serie J01 rende meno della serie I52.
Per offrire un rendimento reale al netto delle tasse pari a quello della vecchia serie, ipotizzando un’inflazione del 2%, la serie J01 avrebbe dovuto prevedere dal 4° al 10° anno un tasso reale pari allo 0,60% e non dello 0,10%.
Sostanzialmente, per un livello dell’inflazione maggiore dello 0,80%, la nuova emissione J01 dei Buoni postali indicizzati all’inflazione offre un rendimento reale annuo a scadenza al netto delle tasse minore della serie I52.
Non è tanto il cambio di struttura dei Buoni, con i primi anni caratterizzati da un tasso nominale fisso, che potrebbero sorprendere “in negativo” i risparmiatori, dato che molte obbligazioni indicizzate all’inflazione emesse dagli istituti di credito prevedono già una struttura simile, quanto questo abbassamento ulteriore dei rendimenti offerti dai Buoni e in un’ultima analisi la loro capacità di proteggere i risparmi dall’aumento del costo della vita. Non dimentichiamoci che già da ottobre 2009 il rendimento reale annuo a scadenza lordo dei Buoni indicizzati all’inflazione era minore dello 0,10%, con l’emissione I52 caratterizzata da un rendimento pari allo 0,05%.
Forse la decisione di offrire per i primi 3 anni un tasso nominale fisso più alto ovviamente di quello reale dei restanti 7 anni ha una funziona tipica di “signalling”, ossia di indurre gli investitori a sottoscrivere comunque questi Buoni, nonostante i tassi reali decisamente bassi. E’ possibile infatti che nei mesi scorsi i risparmiatori abbiano deciso di non sottoscrivere questi Buoni, visti i tassi Reali prossimi allo zero, e che gli addetti postali non abbiano consigliato questi Buoni per lo stesso motivo. In effetti, si dice spesso che la convenienza dei Buoni risiede proprio nel fatto che si possono sottoscrivere e disinvestire anche dopo pochi anni. Certo che se il rendimento Reale annuo ad esempio alla scadenza dei 3 anni è pari allo 0,05%, come per la serie I52, allora per dei risparmiatori che non hanno ben capito la differenza tra tasso reale e nominale, poteva sembrare che questi Buoni non fossero convenienti, rispetto ad esempio a quelli ordinari.
Il punto è che se anche questi Buoni non offrono una copertura totale per dei livelli di inflazione “normali”, a causa della tassazione del 12,5% e di questa nuova struttura, sono comunque i migliori strumenti di investimento per dei risparmiatori che non vogliono scommettere sul livello futuro dell’inflazione. Per capirlo basta guardare ai rendimenti nominali annui a 10 anni dei Buoni Ordinari della serie B68: dato un rendimento effettivo annuo al netto delle tasse al termine del 10° anno pari a 1,03%, se l’inflazione sarà del 2%, il rendimento reale netto sarà pari a -0,97%, contro il -0,50% della nuova serie dei Buoni postali indicizzati all’inflazione.